Perché nelle pavimentazioni esterne la fuga da 2 mm non è corretta

La fuga minima da 2 mm è spesso citata fuori contesto

Nel settore della posa delle pavimentazioni in gres porcellanato è molto diffusa l’idea che sia possibile realizzare pavimentazioni esterne con fughe di soli 2 mm.

Questa convinzione deriva spesso da una lettura incompleta della normativa tecnica di riferimento.

La UNI 11493-1:2025, norma italiana che disciplina la progettazione e la posa delle piastrellature ceramiche, stabilisce infatti che:

Questo valore rappresenta però un limite minimo assoluto, non la larghezza corretta da adottare nelle pavimentazioni esterne.

La stessa norma precisa che la larghezza delle fughe deve essere stabilita in funzione di numerosi parametri progettuali, tra cui:

La UNI specifica inoltre che valori indicativi di 2–3 mm sono riferiti esclusivamente a condizioni favorevoli:

Quando queste condizioni non sono presenti — come accade normalmente nelle pavimentazioni esterne — la fuga deve essere aumentata.

Le pavimentazioni esterne sono sistemi complessi

Una pavimentazione esterna in gres porcellanato non è composta semplicemente da piastrella, adesivo e massetto.

Nella maggior parte dei casi la stratigrafia è molto più articolata e comprende diversi strati funzionali.

Una configurazione tipica può comprendere:

Ciascuno di questi materiali possiede caratteristiche differenti in termini di:

Durante la vita della pavimentazione questi materiali sono soggetti a movimenti differenziali, dovuti a:

La fuga tra le piastrelle contribuisce a distribuire queste microdeformazioni sull’intera superficie della pavimentazione.

Quando la fuga è troppo ridotta, le tensioni si concentrano sui bordi delle piastrelle e sullo stucco, aumentando il rischio di:

Il ruolo delle escursioni termiche nelle pavimentazioni esterne

Le pavimentazioni esterne sono soggette a escursioni termiche molto più elevate rispetto agli ambienti interni.

In estate, sotto irraggiamento solare diretto, la superficie di una pavimentazione può superare 60-70°C, mentre durante la notte o nei periodi invernali la temperatura può scendere drasticamente.

Non è raro che una pavimentazione esterna sia soggetta a variazioni termiche superiori a 50-60°C.

Queste variazioni generano fenomeni di dilatazione e contrazione nei diversi materiali che compongono la pavimentazione.

Il fenomeno può essere descritto con la formula della dilatazione lineare:

ΔL = L × α × ΔT

dove:

In una campitura di circa 3 metri, con una variazione termica di 60°C, la dilatazione del massetto cementizio può superare 2 mm.

Questo movimento deve essere gestito da:

Giunti di dilatazione e fuga tra piastrelle: due funzioni diverse

Un errore molto frequente consiste nel ritenere che la presenza dei giunti di dilatazione permetta di ridurre la fuga tra le piastrelle.

In realtà questi elementi svolgono funzioni completamente diverse.

I giunti di dilatazione

Servono a:

Le fughe tra piastrelle

Servono invece a:

Per questo motivo i giunti di dilatazione non sostituiscono la funzione delle fughe.

Una pavimentazione correttamente progettata deve prevedere entrambi gli elementi, dimensionati in modo coerente con il comportamento complessivo del sistema.

Il ruolo dello stucco nelle fughe

Gli stucchi utilizzati nelle pavimentazioni ceramiche sono generalmente malte cementizie ad alte prestazioni.

Questi materiali offrono:

Tuttavia presentano una deformabilità limitata rispetto ai sigillanti elastici utilizzati nei giunti di dilatazione.

Per questo motivo, se la fuga è troppo stretta:

La normativa UNI prevede infatti che la larghezza della fuga venga valutata anche in funzione del modulo elastico dello stucco e del reticolo dei giunti di movimento.