Perché nelle pavimentazioni esterne la fuga da 2 mm non è corretta
La fuga minima da 2 mm è spesso citata fuori contesto
Nel settore della posa delle pavimentazioni in gres porcellanato è molto diffusa l’idea che sia possibile realizzare pavimentazioni esterne con fughe di soli 2 mm.
Questa convinzione deriva spesso da una lettura incompleta della normativa tecnica di riferimento.
La UNI 11493-1:2025, norma italiana che disciplina la progettazione e la posa delle piastrellature ceramiche, stabilisce infatti che:
la posa a giunto unito non è ammessa
la larghezza delle fughe non può essere inferiore a 2 mm
Questo valore rappresenta però un limite minimo assoluto, non la larghezza corretta da adottare nelle pavimentazioni esterne.
La stessa norma precisa che la larghezza delle fughe deve essere stabilita in funzione di numerosi parametri progettuali, tra cui:
ambiente di destinazione (interno o esterno)
tipo e formato delle piastrelle
tolleranze dimensionali
coefficienti di dilatazione termica
caratteristiche meccaniche del supporto
proprietà dei materiali di posa
dimensionamento dei giunti di movimento
condizioni di esercizio della pavimentazione.
La UNI specifica inoltre che valori indicativi di 2–3 mm sono riferiti esclusivamente a condizioni favorevoli:
ambienti interni
piastrelle rettificate con buona regolarità dimensionale
supporti rigidi e dimensionalmente stabili
Quando queste condizioni non sono presenti — come accade normalmente nelle pavimentazioni esterne — la fuga deve essere aumentata.
Le pavimentazioni esterne sono sistemi complessi
Una pavimentazione esterna in gres porcellanato non è composta semplicemente da piastrella, adesivo e massetto.
Nella maggior parte dei casi la stratigrafia è molto più articolata e comprende diversi strati funzionali.
Una configurazione tipica può comprendere:
solaio strutturale in calcestruzzo armato
barriera al vapore (quando prevista dal progetto)
pannelli di isolamento termico
massetto delle pendenze
impermeabilizzazione primaria (ad esempio guaina bituminosa)
strato di protezione o separazione
massetto di supporto alla pavimentazione
impermeabilizzazione secondaria sottopiastrella
adesivo cementizio per la posa
piastrelle in gres porcellanato
stuccatura delle fughe.
Ciascuno di questi materiali possiede caratteristiche differenti in termini di:
modulo elastico
rigidità e deformabilità
coefficiente di dilatazione termica
comportamento igrometrico.
Durante la vita della pavimentazione questi materiali sono soggetti a movimenti differenziali, dovuti a:
variazioni termiche
variazioni di umidità
deformazioni del solaio
ritiro e maturazione dei massetti.
La fuga tra le piastrelle contribuisce a distribuire queste microdeformazioni sull’intera superficie della pavimentazione.
Quando la fuga è troppo ridotta, le tensioni si concentrano sui bordi delle piastrelle e sullo stucco, aumentando il rischio di:
fessurazioni delle fughe
distacco della piastrellatura
sollevamenti localizzati.
Il ruolo delle escursioni termiche nelle pavimentazioni esterne
Le pavimentazioni esterne sono soggette a escursioni termiche molto più elevate rispetto agli ambienti interni.
In estate, sotto irraggiamento solare diretto, la superficie di una pavimentazione può superare 60-70°C, mentre durante la notte o nei periodi invernali la temperatura può scendere drasticamente.
Non è raro che una pavimentazione esterna sia soggetta a variazioni termiche superiori a 50-60°C.
Queste variazioni generano fenomeni di dilatazione e contrazione nei diversi materiali che compongono la pavimentazione.
Il fenomeno può essere descritto con la formula della dilatazione lineare:
ΔL = L × α × ΔT
dove:
L è la lunghezza della superficie
α è il coefficiente di dilatazione del materiale
ΔT è la variazione di temperatura.
In una campitura di circa 3 metri, con una variazione termica di 60°C, la dilatazione del massetto cementizio può superare 2 mm.
Questo movimento deve essere gestito da:
giunti di dilatazione
deformabilità dello stucco
fuga tra le piastrelle.
Giunti di dilatazione e fuga tra piastrelle: due funzioni diverse
Un errore molto frequente consiste nel ritenere che la presenza dei giunti di dilatazione permetta di ridurre la fuga tra le piastrelle.
In realtà questi elementi svolgono funzioni completamente diverse.
I giunti di dilatazione
Servono a:
suddividere la pavimentazione in campiture
intercettare le deformazioni del supporto
assorbire i movimenti principali della struttura.
Le fughe tra piastrelle
Servono invece a:
compensare le tolleranze dimensionali delle piastrelle
assorbire microdeformazioni diffuse
distribuire le tensioni tra gli elementi ceramici
migliorare la durabilità della pavimentazione.
Per questo motivo i giunti di dilatazione non sostituiscono la funzione delle fughe.
Una pavimentazione correttamente progettata deve prevedere entrambi gli elementi, dimensionati in modo coerente con il comportamento complessivo del sistema.
Il ruolo dello stucco nelle fughe
Gli stucchi utilizzati nelle pavimentazioni ceramiche sono generalmente malte cementizie ad alte prestazioni.
Questi materiali offrono:
elevata resistenza meccanica
buona durabilità
resistenza all’acqua e al gelo.
Tuttavia presentano una deformabilità limitata rispetto ai sigillanti elastici utilizzati nei giunti di dilatazione.
Per questo motivo, se la fuga è troppo stretta:
lo stucco lavora in compressione
la capacità di deformazione diminuisce
aumenta il rischio di fessurazioni.
La normativa UNI prevede infatti che la larghezza della fuga venga valutata anche in funzione del modulo elastico dello stucco e del reticolo dei giunti di movimento.