La piastrellatura ceramica è un rivestimento rigido che lavora correttamente solo se il sistema di posa è progettato per assorbire i movimenti del supporto e della struttura, evitando la trasmissione di tensioni al rivestimento. I movimenti possono dipendere da variazioni termo-igrometriche, ritiro dei massetti, deformazioni sotto carico, vibrazioni e assestamenti strutturali.
La norma UNI 11493-1:2025 definisce i giunti di movimento come discontinuità/interruzioni della piastrellatura costituite da una camera d’aria e da una copertura deformabile, con lo scopo di gestire deformazioni e discontinuità.
Per dovere di cronaca e completezza tecnica, i giunti di movimento nelle piastrellature (UNI 11493) si distinguono in:
Giunti strutturali
Giunti di frazionamento
Giunti di dilatazione
Giunti perimetrali
Questa distinzione è essenziale perché ogni giunto ha una funzione diversa e deve essere previsto/realizzato in modo coerente con il comportamento del supporto.
I giunti strutturali sono quelli presenti nella struttura dell’edificio e hanno lo scopo di consentire movimenti tra parti strutturalmente separate. In piastrellatura devono essere sempre rispettati e riportati integralmente, interessando tutto lo spessore del sistema: rivestimento ceramico e supporto.
In altri termini: il giunto strutturale non si “camuffa”, non si “salta” e non si sposta. La piastrellatura deve assecondare la struttura.
Qui è fondamentale chiarire un punto che spesso crea confusione.
I giunti di frazionamento sono giunti che interessano il rivestimento e parte del supporto. In molti casi vengono realizzati nel massetto tramite taglio (indicativamente almeno 1/3 dello spessore), con l’obiettivo di:
suddividere le superfici in campiture più piccole;
controllare il comportamento del massetto;
e, in particolare nei massetti “nuovi”, forzare/indirizzare la fessurazione da ritiro igrometrico in punti prestabiliti.
Questo punto è determinante: il giunto di frazionamento nasce storicamente per “governare” le lesioni da ritiro del massetto appena realizzato.
I giunti di dilatazione interessano principalmente lo spessore del solo rivestimento ceramico e servono a suddividere la piastrellatura in campiture per limitare le sollecitazioni (ad es. escursioni termiche e micro-movimenti).
Per le superfici interne la norma indica, orientativamente, campiture con geometria il più possibile “quadrata”:
da 5×5 m a 6×4 m
Per le superfici esterne:
da 3×3 m a 4×2,5 m
Con rapporto tra lati non superiore a circa 1,5.
In ristrutturazione, spesso si rimuove la vecchia pavimentazione mantenendo il vecchio massetto, che:
quasi sempre non ha giunti (o non è stato frazionato correttamente);
non è un “massetto nuovo” che deve sfogare ritiro igrometrico;
presenta discontinuità e tensioni “storiche”.
In questi casi, il lavoro si concentra sul corretto progetto dei giunti di dilatazione della piastrellatura, perché il supporto può non offrire giunti preesistenti da riportare.
È qui che entrano in gioco le membrane sottopavimento (vedi paragrafo dedicato), che consentono una gestione più “intelligente” delle tensioni e una maggiore libertà nel posizionamento dei giunti visibili.
I giunti perimetrali devono essere predisposti sempre al perimetro della piastrellatura, ossia in corrispondenza di muri, pilastri, cordoli e qualsiasi elemento verticale che possa “bloccare” lateralmente il pavimento.
Dal punto di vista tecnico sono spesso la prima causa di problemi quando vengono omessi, perché una pavimentazione “incastrata” contro le pareti non può dilatarsi: la tensione si accumula e può sfogare con distacchi, sollevamenti o fessurazioni.
Per una corretta esecuzione in opera, è buona pratica lasciare:
almeno 5 mm tra pavimento e perimetro murario
almeno 2 mm tra pavimento e battiscopa
Questa “luce” perimetrale deve rimanere funzionale (non riempita rigidamente con materiali cementizi) e deve essere compatibile con la finitura finale.
Per completezza tecnica: il concetto di “giunto perimetrale” (ovvero discontinuità elastica dove due superfici si incontrano) è da considerarsi fondamentale anche negli angoli interni dei rivestimenti (parete/parete, parete/pavimento, parete/soffitto), perché sono punti tipici di micro-movimento e concentrazione di tensioni.
Riempire rigidamente un angolo interno con stucco cementizio significa “vincolare” due superfici che in realtà non sono un corpo unico: nel tempo, la fessurazione è un esito frequente.
La UNI 11493 dedica un paragrafo alle membrane sottopavimento (strati polimerici o multistrato) che possono svolgere diverse funzioni, tra cui:
desolidarizzazione
antifrattura
(oltre a impermeabilizzazione, distribuzione carichi, gestione vapore, ecc.)
Sono sistemi deformabili che creano un’intercapedine tra piastrella e supporto, consentendo movimenti relativi e limitando il trasferimento di sollecitazioni dal supporto al rivestimento.
Aspetto rilevante (anche in chiave estetica): in base alle indicazioni del produttore, tali membrane possono ottimizzare l’andamento del disegno di posa e la posizione dei giunti di dilatazione della piastrellatura rispetto ai giunti del supporto.
Tradotto in pratica: non è “magia” e non è “scorciatoia”, ma uno strumento tecnico che può aiutare a spostare e far ricadere i giunti dove sono più gestibili, ad esempio in corrispondenza di una fuga o di una soglia.
Sono sistemi incollati tra supporto e piastrella che limitano la trasmissione al rivestimento delle tensioni (ad esempio micro-fessure del supporto), riducendo il rischio di fessurazioni e rotture.
È un dato di fatto: oggi molti committenti pretendono fughe minime (1–2 mm) e pavimenti “senza interruzioni”. Tuttavia la norma indica larghezze indicative dei giunti (esclusi strutturali) generalmente nell’ordine di 5–12 mm, e ciò crea conflitto estetico.
La soluzione corretta non è eliminare i giunti, ma progettarli.
Le strategie professionali sono:
layout intelligente: far ricadere i giunti su linee del disegno di posa (fughe, soglie, cambi di ambiente)
campiture più controllate: ridurre le maglie rispetto ai massimi indicati (ove tecnicamente coerente) per governare meglio le deformazioni e gestire l’impatto visivo
sigillanti coordinati: oggi esistono sistemi con stucco e sigillanti elastici “a codice colore” (fuga + giunto), che consentono un risultato esteticamente uniforme pur mantenendo una funzione elastica.
I giunti non sono un’opzione estetica: sono un requisito tecnico per la durabilità del sistema piastrella-adesivo-supporto. La UNI 11493-1:2025 chiarisce tipologie, localizzazioni e criteri di suddivisione in campiture.
In particolare:
i giunti strutturali devono essere sempre rispettati e riportati;
i giunti di frazionamento sono legati anche alla gestione del ritiro del massetto (tema tipico dei massetti nuovi);
nelle ristrutturazioni spesso si lavora soprattutto sulla progettazione dei giunti di dilatazione della piastrellatura, anche con supporto di membrane;
i giunti perimetrali sono tecnicamente “tassativi” e devono essere garantiti sia a pavimento (contro pareti/pilastri) sia negli angoli interni dei rivestimenti, evitando vincoli rigidi.
La qualità di una posa professionale non si misura solo dalla “bellezza” immediata, ma dalla capacità di consegnare un pavimento che rimanga stabile e integro nel tempo.
Le pavimentazioni ceramiche sono sistemi rigidi che non possono deformarsi liberamente. Le variazioni di temperatura, i ritiri dei massetti e i movimenti strutturali generano tensioni interne che, se non gestite, si scaricano direttamente sulla piastrellatura.
I giunti di movimento servono proprio ad assorbire queste deformazioni, evitando fenomeni come:
sollevamento delle piastrelle
distacco dal supporto
fessurazioni nelle fughe
rottura delle piastrelle.
La loro presenza è quindi un requisito tecnico fondamentale per garantire la durabilità della pavimentazione.
Le fughe tra le piastrelle hanno principalmente funzione di compensazione dimensionale e riempimento estetico.
I giunti di movimento invece devono poter assorbire deformazioni reali del sistema. Per questo motivo la normativa prevede larghezze generalmente superiori alle fughe.
Indicativamente la UNI 11493 indica larghezze dell’ordine di:
5 mm – 12 mm
(esclusi i giunti strutturali).
Questo può creare un contrasto estetico con pavimenti moderni a fughe sottili, ma oggi esistono soluzioni tecniche che consentono di ridurne l’impatto visivo.
No. Eliminare i giunti, così come l' installazione senza una fuga minima di almeno 2 millimetri, significa impedire alla pavimentazione di dilatarsi e muoversi correttamente.
Nel tempo questo può provocare:
pavimenti che si sollevano
distacco delle piastrelle
crepe nel rivestimento.
Molti dei casi di pavimenti che “si alzano” dopo qualche anno sono dovuti proprio alla mancanza o alla cattiva progettazione dei giunti di movimento.
Negli angoli interni tra due superfici (parete/parete, parete/pavimento, parete/soffitto) esiste sempre una micro-differenza di movimento tra i piani.
Riempire rigidamente l’angolo con stucco cementizio significa vincolare due superfici che non si muovono allo stesso modo.
Per questo motivo negli angoli dei rivestimenti è tecnicamente corretto e fortemente consigliato utilizzare sigillanti elastici, che permettono piccoli movimenti senza provocare fessurazioni.
Sì.
Nelle ristrutturazioni si lavora spesso su vecchi massetti privi di giunti di frazionamento. Questo significa che le tensioni del supporto non sono state governate in fase di realizzazione.
In questi casi diventa ancora più importante progettare correttamente:
i giunti di dilatazione della piastrellatura
l’eventuale utilizzo di membrane desolidarizzanti o antifrattura.
Questi sistemi aiutano a ridurre il trasferimento delle tensioni dal supporto alla piastrellatura.
Una pavimentazione in gres porcellanato non è semplicemente un insieme di piastrelle incollate su un supporto. È un sistema tecnico composto da diversi strati che devono lavorare insieme nel tempo.
La progettazione dei giunti di movimento rappresenta uno degli aspetti più delicati della posa e richiede conoscenza della normativa, esperienza pratica e capacità di valutare le condizioni reali del cantiere.
Per questo motivo una posa eseguita secondo regola d’arte, nel rispetto delle indicazioni della norma UNI 11493, consente di ottenere pavimentazioni più sicure, durabili e stabili nel tempo.
La corretta gestione dei giunti, insieme alla scelta dei materiali e alla qualità dell’esecuzione, rappresenta uno degli elementi che distinguono una posa professionale da una realizzazione approssimativa.