Impermeabilizzazione delle piscine sotto piastrella: UNI EN 14891, DIN 18535, acqua clorurata, supporti, adesivi, crack bridging e dettagli costruttivi.
Le piscine rappresentano uno degli impieghi più impegnativi per un sistema impermeabilizzante sotto rivestimento ceramico.
L’acqua è presente in modo continuo, il rivestimento è sottoposto a prodotti per il trattamento dell’acqua, sono presenti numerosi attraversamenti e raccordi e qualsiasi difetto può manifestarsi quando l’opera è ormai completata e difficilmente accessibile.
Per questo abbiamo approfondito i principali riferimenti tecnici relativi all’impermeabilizzazione delle piscine.
Questo articolo ha volutamente un taglio tecnico-divulgativo: nasce dallo studio delle norme e dei sistemi disponibili e non vuole presentare come esperienza diretta una lavorazione che richiede competenze, progettazione e dettagli esecutivi specifici.
Nel linguaggio comune si tende spesso a vedere la piscina come una vasca in calcestruzzo successivamente rivestita con piastrelle o mosaico.
Dal punto di vista tecnico, invece, bisogna considerare l’intero sistema:
struttura → supporto → impermeabilizzazione → adesivo → rivestimento ceramico → fughe e giunti.
A questi elementi si aggiungono tutti i punti singolari:
scarichi;
bocchette;
fari;
skimmer;
tubazioni;
giunti strutturali;
raccordi parete-fondo;
spigoli;
eventuali scale e gradini.
La continuità dell’impermeabilizzazione deve essere garantita anche in ognuno di questi punti.
Una membrana eccellente applicata perfettamente al centro della vasca può essere resa inutile da un solo raccordo eseguito male.
La UNI EN 14891 riguarda espressamente i prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi utilizzati sotto piastrellature ceramiche, comprese le applicazioni in esterno e nelle piscine.
La norma comprende differenti famiglie di prodotto:
CM – prodotti a base di malte cementizie modificate con polimeri;
DM – prodotti in dispersione;
RM – prodotti a base di resine reattive.
Non basta quindi parlare genericamente di “guaina liquida”.
Prodotti appartenenti a famiglie chimiche differenti possono avere caratteristiche e comportamenti molto diversi.
La EN 14891 richiede al prodotto una serie di prestazioni minime.
Tra queste troviamo:
adesione iniziale;
adesione dopo immersione in acqua;
adesione dopo invecchiamento termico;
adesione dopo cicli di gelo-disgelo;
adesione dopo contatto con acqua di calce;
capacità di crack bridging;
impermeabilità all’acqua.
Per le piscine assume particolare interesse anche la caratteristica opzionale P, relativa all’adesione dopo contatto con acqua clorurata.
È però importante comprendere correttamente cosa dimostrano queste prove.
La prova di impermeabilità e le prove di durabilità dell’adesione sono prove separate.
La EN 14891 verifica che il prodotto sia impermeabile e, separatamente, verifica che dopo differenti condizionamenti mantenga una determinata adesione.
Non significa quindi che la stessa membrana venga prima invecchiata con ogni singolo condizionamento e successivamente sottoposta nuovamente alla prova completa di impermeabilità.
È una distinzione importante quando si parla di durabilità.
La prova prevista dalla EN 14891 non consiste semplicemente nel bagnare superficialmente il prodotto.
La membrana viene applicata su un calcestruzzo appositamente preparato per essere permeabile e successivamente sottoposta a una pressione d’acqua di 150 kPa per sette giorni.
Il requisito prevede assenza di penetrazione dell’acqua.
Questo dimostra che non stiamo parlando semplicemente di un rivestimento idrorepellente.
La funzione richiesta è realmente quella di impedire il passaggio dell’acqua attraverso la membrana.
Una piscina introduce condizioni particolari rispetto a un normale terrazzo.
L’acqua può rimanere a contatto con il sistema praticamente in modo permanente e viene mantenuta attraverso trattamenti chimici.
Per questo la EN 14891 prevede, per i prodotti che dichiarano la relativa prestazione, anche una verifica dell’adesione dopo contatto con acqua clorurata.
Nel metodo di prova vengono controllati anche concentrazione di cloro e pH della soluzione.
Ancora una volta bisogna però evitare un’interpretazione eccessiva: questa prova verifica la durabilità dell’adesione, non equivale automaticamente alla certificazione di una determinata durata della piscina espressa in anni.
Esiste poi un riferimento particolarmente interessante.
La normativa tedesca DIN 18535 riguarda l’impermeabilizzazione di vasche e piscine.
La Parte 3 disciplina specificamente sistemi impermeabilizzanti applicati liquidi.
Questo dato è importante perché dimostra che l’impiego di sistemi liquidi in vasche permanentemente contenenti acqua non rappresenta una soluzione occasionale o marginale.
In Germania è oggetto di una specifica regolamentazione tecnica.
Naturalmente la DIN 18535 è una norma tedesca e non deve essere presentata come norma italiana obbligatoria.
Rappresenta però un riferimento tecnico molto interessante per comprendere come altri sistemi normativi europei affrontino la progettazione dell’impermeabilizzazione delle piscine.
Nel settore viene talvolta sostenuto che gli impermeabilizzanti elasto-cementizi sarebbero destinati a degradarsi nel tempo a causa dell’ambiente alcalino generato dal cemento.
Il fenomeno dell’idrolisi alcalina esiste realmente e alcuni polimeri possono essere più sensibili di altri.
Da questo, però, non si può automaticamente concludere che tutti gli impermeabilizzanti cementizi polimero-modificati siano destinati a perdere la propria funzione in pochi anni.
La stessa EN 14891 sottopone i prodotti a una prova di adesione dopo esposizione ad acqua satura di calce con pH almeno pari a 12 a 40 °C.
La prova non dimostra una durata di venti o trent’anni e non verifica direttamente l’impermeabilità dopo quel condizionamento.
Dimostra però che la resistenza all’ambiente alcalino è un problema conosciuto e preso in considerazione nella qualificazione del prodotto.
C’è inoltre una considerazione che riteniamo tecnicamente interessante.
Le piscine rappresentano condizioni particolarmente severe per un impermeabilizzante:
acqua continua, adesivi, supporti cementizi, trattamento chimico, numerosi dettagli e, in molti casi, utilizzo per anni.
Se la degradazione delle membrane cementizie polimero-modificate fosse un fenomeno inevitabile e generalizzato nell’arco di pochi anni, ci si dovrebbe attendere una diffusione sistematica di cedimenti proprio nelle piscine realizzate con queste tecnologie.
Questo ragionamento non rappresenta una prova statistica di durata.
Non permette di affermare che qualsiasi impermeabilizzante cementizio durerà indefinitamente.
Rende però poco credibile una generalizzazione secondo la quale l’intera tecnologia sarebbe intrinsecamente destinata a deteriorarsi rapidamente.
Ancora una volta la differenza deve essere ricercata nella formulazione del prodotto, nel sistema scelto e nella corretta applicazione.
Un altro concetto importante riguarda le fessurazioni.
Gli impermeabilizzanti EN 14891 devono possedere una determinata capacità di crack bridging, cioè la capacità di mantenere continuità in presenza di aperture del supporto entro i limiti previsti dalla classificazione.
Questo non significa che una membrana possa sostituire i giunti strutturali o assorbire qualsiasi movimento della vasca.
I movimenti strutturali devono essere analizzati e gestiti attraverso soluzioni specifiche.
Una membrana impermeabilizzante può accompagnare determinati movimenti e microfessurazioni.
Non può correggere una progettazione strutturale sbagliata.
Prima di scegliere l’impermeabilizzante deve essere valutata la struttura che lo riceverà.
Il supporto deve essere sufficientemente stabile, consistente e idoneo all’adesione del sistema previsto.
Devono essere valutati:
fessurazioni;
giunti;
riprese di getto;
planarità;
irregolarità;
contaminazioni;
consistenza superficiale;
umidità compatibile con il prodotto utilizzato.
Non esiste una soglia universale valida per qualsiasi impermeabilizzante.
I requisiti devono essere quelli previsti dal sistema scelto e dalle relative indicazioni tecniche.
Non esiste una risposta universale.
I sistemi cementizi polimero-modificati offrono caratteristiche molto interessanti di adesione ai supporti minerali e vengono largamente utilizzati sotto ceramica.
I sistemi a resina reattiva possono offrire differenti caratteristiche chimiche e meccaniche.
La scelta non dovrebbe essere effettuata semplicemente chiedendosi quale dei due materiali sia “più forte”.
Bisogna valutare:
supporto, acqua, rivestimento, adesivo, movimenti, dettagli e compatibilità dell’intero ciclo.
Il rivestimento ceramico non viene applicato direttamente sulla struttura.
Tra piastrella e impermeabilizzazione esiste un adesivo che deve aderire correttamente alla membrana e mantenere questa adesione nelle condizioni di esercizio della piscina.
La EN 14891 considera infatti il sistema di prova comprendendo anche l’adesivo per piastrelle conforme alla normativa di riferimento.
Questo è un altro motivo per cui non ha molto senso valutare separatamente ogni singolo prodotto ignorando ciò che si trova sopra e sotto di esso.
Una grande superficie piana può essere relativamente semplice da impermeabilizzare.
Una piscina contiene invece numerosi punti nei quali la membrana deve raccordarsi ad altri materiali.
È soprattutto in queste zone che bisogna evitare improvvisazioni:
scarichi, fari, bocchette, tubazioni, skimmer, giunti, angoli e cambi di geometria.
Bandelle, pezzi speciali, sigillanti e sistemi di raccordo devono essere compatibili con l’impermeabilizzante e con gli elementi della piscina.
Per questo riteniamo che un sistema completo e documentato dal produttore possa offrire maggiore sicurezza rispetto alla combinazione casuale di prodotti appartenenti a cicli differenti.
Una volta completato il sistema impermeabilizzante, poter verificare la tenuta prima di coprirlo con il rivestimento rappresenta un passaggio tecnicamente molto importante.
Quando la ceramica è stata posata, individuare e riparare un difetto diventa molto più invasivo.
La possibilità e le modalità della prova devono comunque essere compatibili con il sistema utilizzato, con i tempi di maturazione e con le indicazioni tecniche del produttore.
L’impermeabilizzazione di una piscina non è una lavorazione nella quale riteniamo corretto improvvisare semplicemente perché si possiede esperienza nella posa di piastrelle o nell’impermeabilizzazione di terrazzi e bagni.
Le competenze sono in parte comuni, ma le condizioni di esercizio cambiano.
Per questo il nostro approccio è innanzitutto quello di studiare il sistema prima di affrontare l’opera:
analizzare le norme, scegliere prodotti esplicitamente idonei alla piscina, definire i dettagli, verificare la compatibilità tra impermeabilizzante, adesivo e rivestimento e, quando necessario, confrontarsi con il produttore del sistema.
La tecnica non consiste nel sostenere di saper fare qualsiasi cosa.
Consiste anche nel riconoscere quando una lavorazione richiede un livello ulteriore di approfondimento.
Una piscina impermeabilizzata sotto ceramica è un sistema complesso.
La UNI EN 14891 fornisce un riferimento preciso per i prodotti impermeabilizzanti liquidi destinati anche alle piscine.
La DIN 18535 dimostra inoltre come i sistemi liquidi trovino spazio anche nella normativa tecnica specifica dedicata a vasche e piscine.
Ma nessuna sigla sostituisce la corretta progettazione dell’opera.
Supporto, impermeabilizzazione, adesivo, rivestimento, giunti e dettagli devono essere considerati come parti dello stesso sistema.
Ed è probabilmente questa la lezione più importante:
una piscina non diventa impermeabile perché viene applicata una “guaina”. Diventa impermeabile quando ogni elemento della stratigrafia e ogni dettaglio sono stati pensati per mantenere la tenuta nel tempo.