Un approfondimento tecnico sulle impermeabilizzazioni sotto piastrella: norme, prove EN 14891, durabilità, terrazzi, piscine e reale funzione della membrana.
Aggiornato a novembre 2026
Quando ho iniziato a frequentare corsi e seminari tecnici sulle impermeabilizzazioni, si parlava soprattutto di tenuta all'acqua, eliminazione delle infiltrazioni e impermeabilizzazione.
Negli ultimi anni il linguaggio del settore è diventato molto più articolato.
Si parla sempre più frequentemente di impermeabilizzazione primaria e secondaria, protezione idraulica del massetto, gestione dell'acqua infiltrata, drenaggio e sistemi di evacuazione.
Sono concetti tecnicamente importanti.
Il problema nasce quando una definizione funzionale viene trasformata in una classificazione assoluta dei materiali, arrivando ad associare automaticamente una membrana applicata sotto piastrella a un'impermeabilizzazione debole, temporanea o necessariamente “secondaria”.
Dopo aver approfondito integralmente i principali riferimenti normativi, il quadro risulta molto più complesso.
La domanda corretta non è semplicemente:
“La membrana è primaria o secondaria?”
La domanda dovrebbe essere:
“A quale elemento della stratigrafia stiamo realmente affidando la tenuta all'acqua e con quali prestazioni dovrà mantenerla nel tempo?”
Consideriamo una situazione molto frequente nelle ristrutturazioni.
Un terrazzo o una grande veranda costituisce contemporaneamente una superficie esterna piastrellata e la copertura di locali sottostanti.
Dopo alcuni anni compaiono infiltrazioni.
La vecchia impermeabilizzazione, eventualmente collocata sotto il massetto, non svolge più correttamente la propria funzione oppure non è materialmente possibile ripristinarla senza demolire completamente la stratigrafia.
Si interviene quindi realizzando una nuova impermeabilizzazione immediatamente sotto la nuova pavimentazione.
La stratigrafia può diventare, semplificando:
supporto → impermeabilizzazione liquida → adesivo → piastrella.
A questo punto bisogna porsi una domanda molto concreta.
Se la vecchia impermeabilizzazione non tiene più e non esiste un'altra barriera efficiente, quale strato impedisce materialmente all'acqua di raggiungere il locale sottostante?
La risposta è evidente.
È la nuova impermeabilizzazione sotto piastrella.
Definirla commercialmente “protezione idraulica” oppure “impermeabilizzazione secondaria” non modifica la funzione fisica che, in quella specifica opera, le stiamo chiedendo di svolgere.
Uno dei principali riferimenti italiani per la progettazione funzionale delle coperture continue è la UNI 8178-2:2019.
La norma parte da un principio fondamentale: una copertura non è semplicemente una serie di materiali sovrapposti.
È un sistema di elementi e strati funzionali.
La UNI 8178-2 distingue strati primari, indispensabili per assicurare le prestazioni principali della copertura, e strati secondari destinati invece al controllo delle interazioni fisiche, chimiche e meccaniche fra i vari componenti.
Questo passaggio è molto importante.
Significa che primario e secondario descrivono innanzitutto una funzione all'interno della stratigrafia.
Non sono automaticamente sinonimi di:
“prodotto migliore” e “prodotto peggiore”.
La stessa UNI 8178-2 mostra schemi nei quali sono distinti elemento di tenuta, pavimentazione, drenaggio, protezione meccanica, protezione idraulica, strati di pendenza e altri elementi funzionali.
Occorre però considerare il suo campo di applicazione: la UNI 8178-2 è stata sviluppata per coperture continue realizzate con membrane flessibili prefabbricate bituminose e sintetiche.
Ed è proprio da qui che nasce parte dell'attuale difficoltà interpretativa per chi opera con sistemi liquidi sotto piastrellatura.
Nel 2023 e nel 2026 il quadro italiano è stato completato dalla serie UNI 11928, dedicata ai prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi.
E qui troviamo un'affermazione molto importante.
La UNI 11928-2:2026 disciplina la posa di sistemi impermeabilizzanti liquidi destinati a costituire un sistema utilizzato come:
“elemento di tenuta primario in un sistema di copertura continua”.
Quindi l'equazione:
membrana liquida = impermeabilizzazione secondaria
non è tecnicamente sostenibile come principio generale.
Una membrana liquida può essere progettata formalmente come elemento di tenuta primario di una copertura.
Anche la UNI 11928-1:2023 tratta prodotti liquidi utilizzati come elemento di tenuta delle coperture e richiama, per la valutazione di una specifica vita utile prevista di 5, 10 o 25 anni, il percorso europeo EAD 030350-00-0402, precedentemente ETAG 005.
Quindi il problema non è il fatto che un impermeabilizzante sia liquido.
Il problema è per quale utilizzo è stato qualificato e quale funzione gli viene attribuita dal progetto.
Qui arriviamo al nodo più interessante per chi si occupa professionalmente di pavimenti e rivestimenti.
La UNI 11928 esclude dal proprio campo di applicazione i prodotti impermeabilizzanti liquidi utilizzati sotto piastrellature ceramiche in esterno o in piscina.
Quei prodotti vengono trattati dalla UNI EN 14891.
Questo però non significa che la UNI EN 14891 definisca quelle impermeabilizzazioni “secondarie”.
Non lo fa.
Significa semplicemente che l'impiego sotto piastrellatura appartiene al campo di applicazione di un'altra norma.
La UNI 11928 non spiega espressamente le ragioni tecniche dell'esclusione dei sistemi sottopiastrella. Tuttavia, la diversa destinazione d'uso del sistema aiuta a comprenderne la logica.
Un sistema impermeabilizzante di copertura disciplinato dalla UNI 11928 può costituire direttamente la superficie superiore della copertura oppure essere completato con specifici strati di protezione o finitura. La membrana deve quindi essere valutata anche rispetto ad azioni tipiche della copertura, come movimenti del supporto, escursioni termiche, urti, punzonamento ed eventuale esposizione diretta agli agenti atmosferici.
In un sistema EN 14891, invece, l'impermeabilizzazione è progettata per essere integrata sotto una pavimentazione o un rivestimento ceramico.
Questo cambia profondamente il modo in cui il sistema lavora.
In un terrazzo piastrellato frequentemente utilizzato, le persone, gli arredi e gli altri carichi non agiscono direttamente sulla membrana impermeabilizzante: vengono distribuiti attraverso piastrella, adesivo e supporto. La ceramica protegge inoltre la membrana dall'abrasione superficiale, dai raggi UV diretti e da molte azioni meccaniche.
Alla membrana vengono però richieste altre prestazioni fondamentali: mantenere l'adesione al supporto, resistere all'acqua e all'ambiente alcalino, sopportare le variazioni termiche e i movimenti differenziali e conservare la capacità di attraversare eventuali fessure.
Si tratta quindi di due configurazioni costruttive e due condizioni di esercizio differenti, non necessariamente di due livelli gerarchici di impermeabilizzazione.
L'esclusione della EN 14891 dalla UNI 11928 può quindi essere letta soprattutto come una separazione fra membrana utilizzata come sistema di copertura e membrana integrata in un sistema piastrellato, senza che da ciò possa essere automaticamente dedotta una minore affidabilità o durabilità del secondo sistema.
E qui emerge quella che, dal punto di vista dell'impresa applicatrice, considero una zona normativa particolarmente interessante.
In una ristrutturazione può infatti accadere che proprio il sistema EN 14891 diventi, nella realtà dell'opera, l'unico elemento ancora efficiente che impedisce all'acqua di entrare nell'edificio.
Funzionalmente sta svolgendo la tenuta.
La sua norma di prodotto, però, non è la norma italiana specifica di progettazione dell'elemento di tenuta della copertura.
Le due cose devono essere distinte.
La UNI EN 14891:2017 riguarda prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi utilizzati sotto piastrellature ceramiche anche all'esterno e nelle piscine.
Non si tratta semplicemente di prodotti ai quali viene richiesto di “resistere un po' all'acqua”.
Per rientrare nella norma devono soddisfare una serie di requisiti prestazionali.
Fra le caratteristiche fondamentali troviamo adesione iniziale, adesione dopo immersione in acqua, adesione dopo invecchiamento termico, adesione dopo cicli gelo-disgelo, adesione dopo ambiente alcalino, impermeabilità e capacità di crack bridging.
Il valore minimo previsto per le differenti prove di adesione è generalmente 0,5 N/mm².
La capacità minima di crack bridging in condizioni normali è invece 0,75 mm.
Sono poi previste caratteristiche opzionali più severe.
La classe O1 richiede almeno 0,75 mm di crack bridging a -5 °C.
La classe O2 richiede la stessa capacità a -20 °C.
La classe P identifica invece prodotti che mantengono almeno 0,5 N/mm² di adesione dopo esposizione all'acqua clorurata.
La stessa norma specifica che la classe P riguarda, per esempio, l'utilizzo in piscina.
Questi sono dati che meritano attenzione quando si sente descrivere genericamente una EN 14891 come una semplice “protezione del massetto”.
Un altro aspetto importante è distinguere requisito minimo della norma e prestazione effettiva dichiarata dal produttore.
La EN 14891 stabilisce il livello sotto il quale il prodotto non può essere classificato.
Ma alcuni sistemi professionali raggiungono prestazioni sensibilmente superiori.
Questo significa che due prodotti entrambi marcati EN 14891 possono possedere margini prestazionali molto differenti in termini di adesione residua, deformabilità, resistenza all'acqua, gelo-disgelo o capacità di attraversare una fessura.
Per questo, nella scelta di un sistema destinato a proteggere locali abitati, considero insufficiente leggere soltanto la sigla normativa.
Occorre leggere la scheda tecnica completa.
La piscina aiuta a comprendere perché sia riduttivo associare automaticamente “sotto piastrella” a “impermeabilizzazione debole”.
La UNI EN 14891 contempla espressamente le piscine.
In questo caso il sistema si trova sotto ceramica o mosaico ma lavora in un ambiente caratterizzato da presenza prolungata di acqua, pressione idrostatica e, normalmente, trattamento chimico dell'acqua.
La classificazione P nasce proprio per verificare anche il mantenimento dell'adesione dopo il contatto con acqua clorurata.
Non stiamo quindi parlando di una condizione particolarmente indulgente.
Esiste inoltre un interessante riferimento estero: la DIN 18535-3, norma tedesca attualmente vigente dedicata specificamente all'impermeabilizzazione di vasche e piscine mediante materiali impermeabilizzanti liquidi applicati in opera.
Una DIN tedesca non diventa automaticamente norma applicabile in Italia.
È però un dato tecnicamente interessante perché dimostra che l'impiego di sistemi liquidi per la tenuta di vasche e piscine è materia sufficientemente strutturata da possedere una specifica norma di progettazione e posa.
La conclusione, tuttavia, non deve essere forzata.
Una piscina e una copertura piana non sono la stessa opera.
Una copertura può essere soggetta a escursioni termiche e movimenti ciclici differenti da quelli di una vasca in calcestruzzo.
Per questo esistono differenti percorsi di qualificazione.
No.
Ma attenzione: non significa neppure che la norma garantisca dieci, quindici o vent'anni.
La UNI EN 14891 non esprime una vita utile in anni.
Questa distinzione è fondamentale.
L'assenza di una classe temporale non costituisce però la prova che una membrana EN 14891 abbia una durata breve.
La norma sottopone il prodotto a differenti condizionamenti proprio per verificare che alcune prestazioni essenziali vengano mantenute dopo acqua, calore, gelo-disgelo, ambiente alcalino e, quando previsto, acqua clorurata.
La durata effettiva dell'opera dipende poi da molti altri fattori:
qualità del prodotto, supporto, spessore realmente applicato, armatura quando prevista, dettagli, raccordi, giunti, pendenze, adesivo, pavimentazione e qualità complessiva dell'esecuzione.
Ed è qui che l'esperienza reale di cantiere acquista valore.
Nella nostra attività abbiamo impermeabilizzazioni sotto piastrella realizzate da oltre dieci anni che continuano a svolgere regolarmente la propria funzione senza infiltrazioni.
Questo non significa che qualunque prodotto EN 14891 durerà automaticamente più di dieci anni.
Significa però che è concretamente possibile realizzare sistemi liquidi sotto piastrellatura capaci di mantenere la propria funzione per periodi molto lunghi quando vengono rispettate condizioni precise di preparazione, quantitativo, spessore, armatura, maturazione e realizzazione dei dettagli.
Per un applicatore questa differenza è fondamentale.
Non interessa semplicemente che il prodotto superi il requisito minimo il giorno della prova.
Interessa costruire margine di sicurezza.
Una membrana prefabbricata arriva in cantiere con uno spessore industrialmente determinato.
Una membrana liquida, invece, viene materialmente costruita dall'applicatore.
Questo significa che consumo e spessore non sono dettagli commerciali.
Sono parte integrante della prestazione finale.
Se un produttore indica un determinato consumo minimo e l'impresa ne applica sensibilmente meno, la membrana realizzata non è più quella sulla quale sono state determinate le prestazioni dichiarate.
Lo stesso principio vale per armature, nastri, raccordi e accessori.
Una membrana tecnicamente eccellente può fallire se viene applicata troppo sottile.
Un sistema correttamente dimensionato può invece sviluppare un margine di sicurezza molto elevato.
Quando un terrazzo presenta infiltrazioni, molto raramente il problema può essere ridotto alla semplice scelta della “guaina”.
Scarichi, soglie, risvolti, giunti strutturali, giunti perimetrali, fessurazioni del supporto, pendenze e raccordi costituiscono frequentemente i punti realmente critici.
Una corretta impermeabilizzazione deve quindi essere pensata come sistema.
È anche il motivo per cui, negli interventi dove le conseguenze di un eventuale guasto sarebbero importanti, può essere opportuno aumentare il margine di sicurezza attraverso armature continue, dettagli rinforzati o sistemi maggiormente performanti rispetto al semplice requisito minimo.
Nel settore si sente spesso affermare che una “vera impermeabilizzazione primaria” debba necessariamente trovarsi sotto il massetto.
La frase, così formulata, è troppo generica.
Occorre distinguere il massetto o strato di pendenza, che serve a creare la geometria necessaria allo smaltimento dell'acqua, da un eventuale strato o massetto di protezione realizzato sopra l'elemento di tenuta.
Sono funzioni differenti.
Anche nella cultura tradizionale delle coperture l'elemento di tenuta può essere protetto in modi diversi oppure, quando idoneo all'esposizione, rimanere direttamente esposto.
Quindi non è la semplice posizione “sotto un massetto” a rendere un'impermeabilizzazione primaria.
È la funzione assegnata alla membrana all'interno della stratigrafia.
Dopo aver studiato i diversi riferimenti normativi, ritengo più utile abbandonare le classificazioni troppo semplicistiche.
La domanda dovrebbe essere:
Se sotto una membrana EN 14891 esiste un elemento di tenuta perfettamente funzionante, la membrana superficiale può certamente costituire un'ulteriore protezione e aumentare la ridondanza del sistema.
Se invece quella precedente impermeabilizzazione è ormai inefficiente e il nuovo sistema sotto piastrella è l'unico strato che impedisce all'acqua di raggiungere i locali sottostanti, la situazione è completamente diversa.
Fisicamente, la funzione di tenuta è affidata proprio a quella membrana.
Questo non trasforma automaticamente una qualificazione EN 14891 in una qualificazione EAD per coperture.
Ma rende altrettanto improprio liquidare quell'elemento come una protezione priva di responsabilità sulla tenuta dell'opera.
Questo è probabilmente il punto sul quale occorre maggiore equilibrio tecnico.
Una certificazione EN 14891:
non sostituisce la progettazione;
non autorizza a ignorare le pendenze;
non elimina la necessità di controllare fessure e giunti;
non garantisce automaticamente una determinata durata espressa in anni.
Ma, allo stesso tempo, qualifica un vero prodotto impermeabile all'acqua, sottoposto a prove di impermeabilità, adesione, crack bridging e mantenimento delle prestazioni dopo differenti condizionamenti.
Per questo non esiste alcuna ragione tecnica per considerare tutta la famiglia degli impermeabilizzanti EN 14891 come intrinsecamente fragile o destinata a una breve vita utile.
La differenza la fanno prodotto, progetto e applicazione.
In Alpa Edilcantieri non scegliamo un sistema partendo semplicemente dal nome commerciale della guaina.
Prima valutiamo la funzione che l'impermeabilizzazione dovrà svolgere.
Analizziamo il supporto, le pendenze, le fessurazioni, gli scarichi, i raccordi, i giunti, la pavimentazione prevista e soprattutto le conseguenze che avrebbe un eventuale difetto di tenuta.
Solo successivamente vengono scelti prodotto, sistema, eventuale armatura, spessore e modalità di applicazione.
Questo approccio deriva sia dallo studio delle norme sia dall'esperienza maturata in cantiere.
Perché impermeabilizzare non significa semplicemente stendere una guaina.
Significa costruire una tenuta destinata a funzionare nel tempo.
Il settore delle impermeabilizzazioni dispone oggi di sistemi estremamente evoluti.
Parallelamente è diventato più complesso anche il linguaggio utilizzato per descriverli.
È importante però non trasformare concetti progettuali in slogan.
“Primario” non significa automaticamente più durevole.
“Liquido” non significa automaticamente secondario.
“Sotto piastrella” non significa automaticamente debole.
La UNI 8178-2 insegna a considerare la copertura come un sistema di strati funzionali.
La UNI 11928 dimostra che un sistema impermeabilizzante liquido può costituire formalmente l'elemento di tenuta primario di una copertura.
La UNI EN 14891 qualifica invece impermeabilizzanti liquidi utilizzati sotto piastrellature esterne e in piscina attraverso prove prestazionali precise.
Rimangono campi normativi differenti e non devono essere confusi.
Ma per l'impresa che interviene su un terrazzo esistente resta una domanda concreta:
qual è lo strato che, una volta terminati i lavori, impedirà realmente all'acqua di entrare nell'edificio?
È su quella risposta che devono essere costruiti progetto, materiali e responsabilità.
Perché al committente, alla fine, interessa soprattutto una cosa:
non vedere più acqua entrare dal soffitto.
Sì. La UNI EN 14891 riguarda espressamente prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi utilizzati sotto piastrellature ceramiche e ne verifica impermeabilità, adesione e capacità di attraversamento delle fessure.
No. La UNI EN 14891 non classifica i propri prodotti come impermeabilizzazioni “secondarie”. Primario e secondario sono concetti collegati alla funzione degli strati all'interno di una specifica soluzione progettuale.
Sì. Il campo di applicazione della norma comprende espressamente installazioni esterne sotto piastrellatura. UNI Store
Sì. La norma comprende espressamente le piscine e prevede anche la classificazione P per prodotti resistenti al contatto con acqua clorurata.
La EN 14891 non stabilisce una durata espressa in anni. La vita reale dipende dal sistema, dalle prestazioni del prodotto, dal supporto, dallo spessore applicato, dai dettagli, dai movimenti e dalla qualità dell'esecuzione. Esistono opere correttamente realizzate che mantengono la propria funzione anche oltre dieci anni.
Sì. La UNI 11928-2:2026 contempla espressamente sistemi impermeabilizzanti liquidi utilizzati come elemento di tenuta primario di una copertura continua. Questo non significa però che qualsiasi prodotto EN 14891 sotto piastrella acquisisca automaticamente la qualificazione prevista per una membrana di copertura. UNI Store
Il quadro comprende differenti riferimenti in funzione della tecnologia e della stratigrafia: UNI 8178-2 per la progettazione funzionale delle coperture continue nel proprio campo di applicazione, UNI 11928 per i sistemi impermeabilizzanti liquidi di copertura, UNI EN 14891 per i liquidi sottopiastrella e UNI 11493-1 per il sistema di piastrellatura.
UNI 8178-2:2019
Edilizia – Coperture – Parte 2: Analisi degli elementi e strati funzionali delle coperture continue e indicazioni progettuali per la definizione di soluzioni tecnologiche.
UNI 11928-1:2023
Prodotti applicati liquidi per impermeabilizzazione – Parte 1: Definizioni e requisiti.
UNI 11928-2:2026
Prodotti applicati liquidi per impermeabilizzazione – Parte 2: Progettazione e posa. È attualmente vigente; esiste inoltre l'Errata Corrige EC 1-2026. UNI Store
UNI EN 14891:2017
Prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi da utilizzare sotto piastrellature di ceramica incollate con adesivi.
UNI 11493-1:2025
Piastrellature ceramiche a pavimento e a parete – Istruzioni per progettazione, installazione e manutenzione.
DIN 18535-3:2017-07
Waterproofing of tanks and pools – Waterproofing with liquid-applied waterproofing materials. Norma tedesca riportata come riferimento tecnico comparativo e non come norma automaticamente cogente in Italia.