Impermeabilizzazione secondaria o protezione idraulica del massetto? UNI 8178-2, EN 14891 e il confronto con le norme DIN
Quando si parla di impermeabilizzazione di terrazzi e balconi, è frequente sentire definire il sistema impermeabile applicato sopra il massetto e immediatamente sotto la pavimentazione ceramica come una semplice “impermeabilizzazione secondaria”.
Il concetto viene spesso sintetizzato così: la vera impermeabilizzazione, cioè l’elemento di tenuta, dovrebbe necessariamente trovarsi più in profondità nella stratigrafia; ciò che viene applicato immediatamente prima delle piastrelle avrebbe invece soltanto il compito di proteggere il massetto.
Ma è realmente questo che stabiliscono le norme?
Una lettura coordinata della UNI 8178-2:2019, della UNI EN 14891:2017, della UNI 11493-1:2025 e delle più recenti UNI 11928 mostra un quadro molto più articolato.
Il problema nasce soprattutto dalla sovrapposizione di concetti differenti:
funzione dello strato;
posizione nella stratigrafia;
natura chimica del materiale;
norma secondo cui il prodotto è qualificato;
prestazioni effettivamente richieste al sistema.
Confondere questi elementi può portare a classificare automaticamente come “protezione idraulica secondaria” qualsiasi prodotto cementizio, resinoso o liquido posto sotto una pavimentazione, compresi sistemi specificamente qualificati secondo UNI EN 14891.
La UNI 8178-2, però, non stabilisce questa equivalenza.
Cosa significa “protezione idraulica” nella UNI 8178-2
La UNI 8178-2:2019 analizza gli elementi e gli strati funzionali delle coperture continue distinguendo fra elementi e strati primari ed elementi e strati secondari.
Gli elementi e strati primari sono quelli sempre presenti in un determinato schema funzionale.
Gli elementi e strati secondari hanno invece lo scopo di controllare specifiche interazioni fisiche, chimiche e meccaniche in relazione alla soluzione tecnologica adottata.
Tra gli elementi primari compare l’elemento di tenuta.
Tra gli strati secondari compare lo strato di protezione idraulica.
Il significato di quest’ultimo termine è però molto preciso.
La UNI 8178-2 definisce la protezione idraulica come uno strato avente la funzione di ridurre la propagazione capillare dell’acqua piovana negli elementi e negli strati sottostanti.
Non viene quindi definita genericamente come “qualsiasi impermeabilizzazione posta sopra il massetto”.
La finalità è quella di ridurre le alterazioni provocate dall’acqua negli strati che devono essere protetti.
La norma richiama espressamente il possibile degrado di calcestruzzo e massetti cementizi conseguente alla propagazione capillare dell’acqua, con fenomeni come gelività e formazione di composti salini.
Questa distinzione è fondamentale.
La protezione idraulica del massetto è identificata prima di tutto dalla funzione che svolge.
Protezione idraulica ed elemento di tenuta
La UNI 8178-2 chiarisce inoltre che lo strato di protezione idraulica, proprio perché applicato a protezione dello strato sottostante, nell’ambito di applicazione della norma non può essere considerato elemento di tenuta della copertura.
L’elemento di tenuta ha infatti una funzione differente: conferire al sistema di copertura, nella sua complessità e nei suoi dettagli geometrici, la tenuta all’acqua meteorica o di irrigazione.
È quindi corretto distinguere le due funzioni.
Ma da questa distinzione non deriva automaticamente che tutto ciò che viene applicato direttamente sotto una piastrella sia una protezione idraulica.
Ed è proprio qui che può essere nato uno degli equivoci più diffusi.
Cementizi, resine e paste bituminose: il passaggio che può generare confusione
Nel descrivere lo strato di protezione idraulica, la UNI 8178-2 riporta alcuni esempi di materiali utilizzabili.
Tra questi troviamo:
malte a base di resine sintetiche;
prodotti mono o bicomponenti a base di leganti cementizi;
paste bituminose;
fogli di materiale plastico preformato.
È un passaggio importante.
Ma deve essere interpretato correttamente.
La norma sta affermando che uno strato avente funzione di protezione idraulica può essere realizzato utilizzando anche quelle tipologie di materiale.
Non afferma invece che qualsiasi prodotto appartenente a una di quelle famiglie debba essere automaticamente classificato come protezione idraulica.
La differenza è sostanziale.
Dire:
“una protezione idraulica può essere realizzata con un prodotto cementizio”
non equivale a dire:
“ogni prodotto cementizio impermeabilizzante è una protezione idraulica secondaria”.
La prima affermazione descrive una possibile soluzione tecnica.
La seconda trasforma la composizione del materiale in una classificazione funzionale che la norma non stabilisce.
Lo stesso ragionamento vale per resine, poliuretani, prodotti bituminosi e membrane liquide.
Da dove può essere nato storicamente l’equivoco
Per comprendere la diffusione dell’espressione “impermeabilizzazione secondaria” è utile osservare anche l’evoluzione del mercato.
In passato sono stati commercializzati come “impermeabilizzanti” per terrazzi, balconi, bagni, piscine e superfici da piastrellare prodotti che non disponevano necessariamente di una specifica qualificazione secondo EN 14891.
Alcuni facevano riferimento, per esempio, alla EN 1504-2.
La EN 1504-2 appartiene al sistema normativo relativo alla protezione e riparazione delle strutture in calcestruzzo.
Un prodotto qualificato nell’ambito della EN 1504-2 può possedere ottime caratteristiche di protezione contro la penetrazione dell’acqua, controllo dell’umidità, adesione e protezione del supporto.
Ciò non significa però automaticamente che sia stato qualificato attraverso le specifiche prove previste per un impermeabilizzante sotto piastrellatura secondo EN 14891.
Eppure, storicamente, prodotti di questo tipo sono stati proposti anche per “impermeabilizzare” terrazzi e superfici destinate alla successiva posa della ceramica.
In quel contesto il concetto di protezione idraulica del massetto o del calcestruzzo risulta perfettamente comprensibile.
Il problema nasce quando quella classificazione viene successivamente trasferita indistintamente anche a prodotti progettati e qualificati attraverso una norma specificamente dedicata all’impermeabilizzazione sotto piastrella.
La UNI EN 14891 riguarda espressamente l’impermeabilizzazione sotto piastrella
La UNI EN 14891 riguarda i prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi da utilizzare sotto le piastrellature ceramiche incollate con adesivi.
Il campo di applicazione comprende pavimenti e pareti in esterno e piscine.
La norma distingue inoltre differenti famiglie:
prodotti cementizi modificati con polimeri;
prodotti in dispersione;
prodotti a base di resine reattive.
Questo è un altro elemento importante per comprendere l’errore di una classificazione basata esclusivamente sulla chimica del materiale.
Due prodotti possono essere entrambi cementizi e apparire quasi identici durante l’applicazione, ma essere qualificati per funzioni e prestazioni differenti.
Il fatto che entrambi vengano stesi a spatola sopra un massetto non li rende automaticamente equivalenti.
Le prestazioni richieste dalla UNI EN 14891
La UNI EN 14891 non si limita a verificare che il prodotto riduca l’assorbimento d’acqua del supporto.
Tra le caratteristiche di base vengono valutate:
adesione a trazione iniziale;
adesione dopo immersione in acqua;
adesione dopo invecchiamento termico;
adesione dopo cicli di gelo-disgelo;
adesione dopo contatto con acqua di calce;
impermeabilità;
capacità di crack-bridging.
Per condizioni particolari sono previste ulteriori classificazioni relative, per esempio, al comportamento a basse temperature e al contatto con acqua clorata.
Siamo quindi davanti a una norma che qualifica espressamente un prodotto impermeabilizzante sotto piastrellatura, verificandone anche durabilità e capacità di mantenere determinate prestazioni dopo differenti condizionamenti.
La prova di impermeabilità a 150 kPa per sette giorni
Uno degli aspetti più significativi della UNI EN 14891 riguarda la prova di impermeabilità.
Il prodotto viene applicato su un supporto in calcestruzzo appositamente preparato per essere permeabile.
Il campione viene sottoposto a una pressione dell’acqua di 150 kPa per sette giorni, mantenuta costante per tutta la durata della prova.
Successivamente il provino viene controllato e rotto per verificare l’eventuale penetrazione dell’acqua attraverso il sistema.
Questa prova aiuta a comprendere la differenza concettuale fra due termini che troppo spesso vengono utilizzati come sinonimi.
Da una parte abbiamo uno strato che, secondo la UNI 8178-2, deve ridurre la propagazione capillare dell’acqua per proteggere gli elementi sottostanti.
Dall’altra abbiamo un prodotto sottoposto a una specifica verifica di impermeabilità all’acqua.
Questo non significa automaticamente che un prodotto EN 14891 diventi l’elemento di tenuta di qualsiasi copertura.
Significa però che non è tecnicamente corretto identificarlo per natura con una semplice protezione del massetto.
La UNI 11493-1:2025 parla espressamente di “strato di impermeabilizzazione”
Un ulteriore elemento arriva dalla UNI 11493-1:2025, dedicata alla progettazione, installazione e manutenzione delle piastrellature ceramiche.
Al punto 3.77 la norma definisce lo strato di impermeabilizzazione come uno strato continuo impermeabile avente la funzione di impedire il passaggio dell’acqua.
Ancora più interessante è il punto 6.3.3, dedicato alla funzione di impermeabilizzazione delle membrane sottopavimento.
La norma descrive un sistema posto tra supporto e piastrella, realizzato con materiale impermeabile all’acqua e completato dagli accessori necessari per realizzare raccordi con pareti, elementi fissi ed elementi passanti.
Il linguaggio utilizzato è quindi molto chiaro.
La norma tecnica italiana dedicata alla piastrellatura parla di impermeabilizzazione.
Non definisce automaticamente quel sistema come semplice protezione idraulica.
Ancora una volta occorre però evitare l’errore opposto.
Il fatto che la UNI 11493-1 riconosca una funzione di impermeabilizzazione sotto piastrella non significa che quello strato diventi automaticamente l’elemento di tenuta primario della copertura secondo UNI 8178-2.
Significa semplicemente che impermeabilizzazione sotto piastrella e protezione idraulica sono concetti che non possono essere considerati automaticamente equivalenti.
La UNI 11928 separa ulteriormente i campi di applicazione
La UNI 11928-1 riguarda i prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi utilizzati come elemento di tenuta nei sistemi di copertura continua.
La norma stabilisce requisiti e metodi di prova per questa categoria di prodotti.
Allo stesso tempo esclude espressamente dal proprio campo i prodotti impermeabilizzanti liquidi utilizzati sotto le piastrellature ceramiche in esterno o in piscina.
Il motivo è semplice: questi ultimi sono già trattati dalla UNI EN 14891.
La UNI 11928-2:2026, relativa alla posa dei sistemi impermeabilizzanti liquidi utilizzati come elemento di tenuta primario delle coperture continue, mantiene la stessa separazione.
Questo passaggio è estremamente importante.
La UNI 11928 non afferma che i prodotti EN 14891 siano impermeabilizzazioni “secondarie”.
Dice semplicemente che non rientrano nel proprio campo di applicazione perché appartengono a un altro specifico sistema normativo.
La distinzione tra i diversi campi normativi non deve quindi trasformarsi automaticamente in una gerarchia prestazionale.
Il confronto con le norme DIN tedesche
Un confronto interessante arriva dal quadro normativo tedesco.
Naturalmente le norme DIN non devono essere utilizzate per sostituire o reinterpretare automaticamente le norme UNI applicabili in Italia.
Il confronto è però utile per comprendere un punto tecnico fondamentale: un prodotto conforme alla EN 14891 non possiede per propria natura la qualifica di “impermeabilizzazione secondaria”.
Nel sistema tedesco viene utilizzato il concetto di Abdichtung im Verbund, ossia impermeabilizzazione realizzata in aderenza con il successivo rivestimento in piastrelle o lastre.
Non si tratta semplicemente di una protezione superficiale del massetto.
Si tratta di un vero sistema di impermeabilizzazione, composto non soltanto dal prodotto steso sulla superficie, ma anche da adesivi, bandelle, raccordi e manicotti per i punti singolari.
Il quadro tecnico tedesco riconosce espressamente i prodotti secondo EN 14891 nell’ambito dei sistemi impermeabilizzanti sotto rivestimento ceramico.
Questo concetto diventa particolarmente interessante osservando le norme dedicate ai diversi campi di utilizzo.
DIN 18531-5: impermeabilizzazione di balconi e logge
La DIN 18531-5:2025-08, nella sua edizione attuale, disciplina la progettazione, esecuzione e manutenzione dell’impermeabilizzazione di balconi, logge e ballatoi.
La norma contempla sistemi realizzati mediante materiali impermeabilizzanti in fogli e prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi.
Il sistema normativo tedesco tratta quindi espressamente l’impermeabilizzazione di questi elementi costruttivi attraverso tecnologie che possono essere integrate con rivestimenti in piastrelle.
Questo costituisce già un importante elemento di confronto rispetto all’idea secondo cui un’impermeabilizzazione immediatamente sotto la ceramica dovrebbe essere considerata, per definizione, soltanto una protezione secondaria.
Piscine e vasche: il concetto diventa ancora più evidente
Il quadro tedesco è particolarmente significativo nel settore di vasche e piscine.
La serie DIN 18535 riguarda proprio l’impermeabilizzazione di vasche e bacini.
La DIN 18535-3 disciplina l’impermeabilizzazione realizzata mediante prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi.
Parallelamente, il quadro tecnico del Deutsches Institut für Bautechnik considera le Abdichtungen im Verbund mit Fliesen und Platten veri e propri sistemi di impermeabilizzazione composti da più elementi e richiama specificamente anche i prodotti EN 14891.
È un confronto concettualmente molto importante.
In una piscina, dove l’acqua non rappresenta un evento meteorico occasionale ma un battente permanente, il sistema immediatamente sotto la ceramica può costituire parte integrante della vera impermeabilizzazione della struttura.
Definirlo semplicemente “protezione idraulica del supporto” sarebbe evidentemente riduttivo.
Questo non significa che le prescrizioni DIN vadano automaticamente applicate ai terrazzi italiani.
Dimostra però qualcosa di diverso e molto importante:
la EN 14891 non contiene alcun concetto intrinseco di impermeabilizzazione secondaria.
È una norma prestazionale relativa all’impermeabilizzazione sotto piastrella.
Il ruolo del sistema deve essere determinato dalla progettazione e dalle norme applicabili alla specifica opera.
La stessa EN 14891, interpretazioni progettuali differenti
Il confronto internazionale rende evidente un principio spesso dimenticato.
Una EN 14891 è una norma europea.
Il prodotto qualificato secondo quella norma può quindi essere utilizzato all’interno di sistemi costruttivi regolamentati successivamente dalle specifiche norme nazionali di progettazione ed esecuzione.
La norma di prodotto stabilisce che cosa deve essere in grado di fare il materiale.
La norma di progettazione stabilisce come e dove quel materiale può essere utilizzato nel sistema costruttivo.
Sono due livelli differenti.
Trasformare la definizione italiana di “protezione idraulica” contenuta nella UNI 8178-2 in una caratteristica intrinseca di tutti i prodotti EN 14891 significa confondere proprio questi due livelli.
Un impermeabilizzante EN 14891 può essere utilizzato come protezione idraulica?
Certamente può accadere.
Se una copertura possiede già un elemento di tenuta conforme allo specifico schema funzionale e viene realizzato un ulteriore sistema EN 14891 sotto la pavimentazione con lo scopo, tra gli altri, di proteggere il massetto e limitare l’ingresso d’acqua negli strati superiori, quel sistema può svolgere anche una funzione protettiva.
Ma è la configurazione progettuale a determinarlo.
Non è la sigla EN 14891 a trasformare automaticamente il prodotto in impermeabilizzazione secondaria.
Lo stesso prodotto potrebbe essere inserito, in un differente sistema normativo e progettuale, con una funzione diversa.
Il materiale da solo non stabilisce la funzione
Uno degli errori più frequenti consiste nel classificare il sistema partendo dalla sua composizione.
Un cementizio può essere:
un rivestimento protettivo;
uno strato destinato a ridurre la penetrazione capillare;
un impermeabilizzante qualificato EN 14891.
Una resina può essere:
un rivestimento protettivo;
una finitura;
una membrana impermeabilizzante;
parte di un sistema sotto piastrella.
Un prodotto poliuretanico può essere destinato alla protezione superficiale oppure costituire una membrana impermeabile vera e propria, a seconda della qualificazione e del sistema nel quale viene inserito.
La famiglia chimica non è quindi sufficiente per determinare la funzione.
La stessa considerazione vale per la posizione.
Il fatto che uno strato si trovi immediatamente sotto una piastrella non significa automaticamente che abbia soltanto funzione protettiva.
Il ruolo fondamentale dei dettagli
Quando si parla di impermeabilizzazione sotto piastrella, inoltre, concentrarsi soltanto sul prodotto applicato sulla superficie è limitante.
Un sistema impermeabilizzante funziona se viene garantita la continuità nei:
raccordi parete-pavimento;
angoli interni ed esterni;
scarichi;
attraversamenti;
giunti;
soglie;
elementi emergenti;
raccordi perimetrali.
È proprio questa visione di sistema a distinguere una vera impermeabilizzazione da una semplice applicazione superficiale di prodotto.
La prestazione non dipende soltanto dal materiale contenuto nel secchio.
Dipende dalla progettazione e dalla continuità dell’intero sistema.
Perché il termine “impermeabilizzazione secondaria” può essere fuorviante
L’espressione “impermeabilizzazione secondaria” non è necessariamente sbagliata.
Può essere perfettamente corretta quando descrive una soluzione progettuale nella quale esiste un elemento principale di tenuta e un ulteriore sistema impermeabile destinato a svolgere una funzione integrativa o ridondante.
Il problema nasce quando diventa una definizione automatica per qualsiasi impermeabilizzazione realizzata sotto una pavimentazione.
Ancora più problematica è l’equazione:
cementizio sotto piastrella = protezione idraulica = impermeabilizzazione secondaria.
La UNI 8178-2 non stabilisce questa equivalenza.
Dice invece che lo strato di protezione idraulica, avente una determinata funzione, può essere realizzato anche mediante alcune tipologie di materiale.
È un concetto completamente differente.
Protezione idraulica e impermeabilizzazione: la distinzione tecnica
Possiamo quindi riassumere i due concetti.
Protezione idraulica secondo UNI 8178-2
È uno strato con la funzione di ridurre la propagazione capillare dell’acqua piovana negli elementi e negli strati sottostanti, proteggendo in particolare calcestruzzi e massetti dai fenomeni di degrado.
All’interno del sistema funzionale previsto dalla UNI 8178-2 appartiene agli strati secondari e non rappresenta l’elemento di tenuta della copertura.
Impermeabilizzazione secondo UNI EN 14891
È costituita da prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi specificamente destinati all’utilizzo sotto piastrellature ceramiche, anche in esterno e in piscina.
I prodotti devono rispettare precisi requisiti di:
impermeabilità;
adesione;
durabilità;
resistenza dopo differenti condizionamenti;
crack-bridging.
La UNI EN 14891 non attribuisce al prodotto una classificazione universale come elemento “primario” o “secondario”.
Quella funzione deriva dalla progettazione dell’opera e dalle norme applicabili al sistema nel quale viene inserito.
Conclusioni
La questione dell’impermeabilizzazione secondaria nei terrazzi e nei balconi non può essere risolta semplicemente osservando dove viene applicato il prodotto.
Non basta neppure sapere se il materiale è cementizio, bituminoso, poliuretanico o a base di resine.
Occorre distinguere quattro elementi:
materiale, norma di prodotto, prestazione e funzione progettuale.
La UNI 8178-2 definisce con precisione lo strato di protezione idraulica e gli assegna il compito di ridurre la propagazione capillare dell’acqua e proteggere gli strati sottostanti.
Nel descrivere tale funzione cita diverse famiglie di materiali utilizzabili.
Quegli esempi, tuttavia, non trasformano automaticamente tutti i prodotti appartenenti alle stesse famiglie in impermeabilizzazioni secondarie.
La UNI EN 14891 riguarda invece prodotti specificamente qualificati per l’impermeabilizzazione sotto piastrella, sottoposti a prove di impermeabilità, adesione, invecchiamento e capacità di superamento delle fessurazioni.
La UNI 11493-1:2025 riconosce espressamente uno strato di impermeabilizzazione e una funzione di impermeabilizzazione all’interno del sistema di piastrellatura.
Le UNI 11928 separano a loro volta i prodotti impermeabilizzanti liquidi destinati all’elemento di tenuta delle coperture dai prodotti sotto piastrella disciplinati dalla UNI EN 14891, senza definire questi ultimi come semplici protezioni secondarie.
Infine, il confronto con il sistema DIN tedesco mostra come i sistemi impermeabilizzanti in aderenza sotto piastrella siano considerati vere Abdichtungen, cioè sistemi di impermeabilizzazione, anche in applicazioni severe quali balconi, vasche e piscine.
Il punto, quindi, non è stabilire che ogni EN 14891 debba essere automaticamente considerata impermeabilizzazione primaria.
Sarebbe una semplificazione uguale e contraria.
Il punto è un altro:
non è tecnicamente corretto considerare automaticamente ogni EN 14891 una semplice protezione idraulica secondaria.
La protezione idraulica è una funzione specifica.
L’impermeabilità è una prestazione.
Il materiale è soltanto il mezzo attraverso il quale quelle prestazioni e quelle funzioni possono essere ottenute.
E la posizione dello strato, da sola, non è sufficiente a definirne il ruolo.